Università Agraria
Campagnano di Roma

Gli usi civici nel comprensorio del Comune di Campagnano di Roma e nei Comuni limitrofi hanno origini antichissime, da ricercare nell'alto medioevo, quando, a seguito della prima invasione longobarda, Nepi venne rasa al suolo, gli abitanti dispersi e le campagne fin sotto Roma distrutte; affermatosi il dominio longobardo, successivamente la stessa Nepi fu sede ducale fino al 760.
Del dominio longobardo, sono rimasti fino ai tempi moderni, usi barbarici consistenti nel dominio collettivo per il godimento della terra, nel sorteggio dei terreni da semina e nel pascolo di tutto il territorio (pascolo imposto conforme alla prima legge longobarda scritta da Rotario XVIII nel dicembre 643 dopo 76 anni dall'avvento di Alboino in provincia Italiae).
Caduto il duca di Nepi, si susseguirono le invasioni dei Saraceni che durarono fino al 914 portando solo distruzione.

La decadenza dei Saraceni fu segnata nella zona, dalla sconfitta nella battaglia svoltasi nella valle del Baccano ad opera delle milizie di Nepi e Sutri condotte da Sergio Vescovo di Sutri, fratello di Alberico, senatore di Roma; è da ritenere, che in quell'epoca, anche Campagnano appartenesse alla famiglia di Alberico, la quale si era impadronita di numerosi feudi della provincia romana e al di fuori di essa. In questo periodo, la popolazione di Campagnano visse uno dei periodi più duri e bui della propria storia.
Papa Anastasio, in una sua bolla, donava Campagnano ai monaci di San Paolo, che fecero vivere alla popolazione un periodo di forte prosperità non solo in termini economici, ma anche in termini morali; per la prima volta nella storia, le genti della zona poterono costituirsi in Comune, affermando e tutelando i diritti della popolazione sul territorio.

Nel 1270, la collettività locale rappresentata dal proprio Sindaco pro tempore poté stipulare uno statuto (pactionis) con il cardinale Riccardo Annibaldi, uomo di famiglia ricca e potente che poteva garantire alla cittadina di Campagnano difesa e protezione contro i propri nemici.
Lo statuto diceva che: ...i beni dei particolari resteranno in feudo ad essi ricevendoli dal cardinale padrone con queste condizioni: 1) Che gli orti e le canapine intorno al paese restino libere. Le vigne rispondano la quarta parte di mosto e nulla dell'adacquato fatto senza frode; 2) Che la frutta e noci restino senza risposta, però il sindaco a nome della popolazione consente e concede che della frutta e noci possa il feudatario prenderne quanto è necessario per mangiare e non per riporre; 3) Che di tutti i raccolti della terra, l'ottava parte sia data al padrone. Cosicché per tale patto le case e le terre restavano di godimento degli abitanti col solo pagamento della ottava parte dei prodotti della terra e la quarta parte del mosto delle vigne.

Il dominio degli Annibaldi durò un secolo ed il 9 settembre 1390 il popolo di Campagnano stipulò un nuovo patto di feudalità con il Comune di Roma; il patto prevedeva che fossero conservati gli antichi statuti come erano stati mantenuti ed osservati da coloro che in precedenza avevano dominato. Il comune di Roma non mantenne i patti, primo fra i quali la promessa di non vendere né cedere il feudo per nessuna ragione; così, il 19 febbraio 1410 Roma vendeva il feudo di Campagnano a Latino Orsini.
Nel 1411 una bolla di Papa Giovanni XXIII ratificò l'accordo tra il popolo di Roma e Orsini, concedendo a questi sino alla terza generazione il feudo di Campagnano. Dai documenti storici della famiglia Orsini del 1485, risulta la cessione di piccoli appezzamenti di terreno ai vassalli con corrisposta variabile per miglior coltura.  

Il 15 agosto 1535 veniva pubblicato lo statuto Orsini che, senza alterare la disposizione dei pascoli, classifica i quarti e distingue i pascoli stessi in invernali ed estivi, riservando al Barone il solo sopravanzo delle erbe; si riconosceva ai massari la facoltà di modificare le bandite, di romperle o no per la semina, di ampliare o ridurre le dimensioni delle superfici boschive mediante utilizzo del fuoco e degli aratri.
Gli usi popolari non vennero di fatto modificati, ma regolati e posti sotto la gestione dei massari. Nel 1560 la famiglia Orsini, oberata dai debiti per le guerre contro i vari baroni, modificò i patti stipulati con i propri vassalli, tentando di privarli del diritto alle erbe e aggravando le imposte; la popolazione locale opponendosi rivendicò i propri diritti ormai acquisiti obbligando Giordano Orsini al riconoscimento degli obblighi statutari. Per consentire il pagamento dei debiti, i vassalli si obbligarono in solido al pagamento di 350 rubbie di grano all'anno per cinque anni.
Gli Orsini, con benestare del Papa Alessandro VII del 3 settembre 1661, poterono vendere il feudo alla famiglia dei Chigi mediante atto del 19 giugno 1662.

Durante il periodo Chigi, si poté portare a compimento il prosciugamento della Valle del Baccano. Dopo la pubblicazione dell'editto sulle affrancazioni del 1849 e l'inizio delle affrancazioni stesse, iniziò una serie di diatribe che finirono soltanto con la cessione del feudo all'Università Agraria (costituitasi nel 1907) avvenuto con istrumento a rogito Notaio Icilio Leonelli il 28 luglio 1919 dopo stipula dell'affrancazione consensuale giusta il decreto del 1916 n. 1053.  Contemporaneamente iniziarono e si susseguirono una serie di trattative tra Università Agraria ed alcuni possessori privati che portarono all'affrancazione degli usi civici sulle terre private e che hanno permesso all'Università Agraria di accumulare un "patrimonio terriero" che, nel 1932 (Piano di Massima - Prof. Corrado Lumia), ammontava a 1.730.77.40 ettari da destinare alle esigenze della collettività locale.